Oggi, giorno del Signore, partecipiamo alla Messa domenicale della comunità, nella stessa chiesa dove ieri sera abbiamo fatto il concerto. E' una festa, e lo si vede da subito, leggendolo sul volto dei fedeli che prendono posto in Chiesa. E' un edificio bello, nuovo, luminoso, che vediamo riempirsi fino all'ultimo posto. Noi siamo ospiti e come tali veniamo collocati a lato dell'altare, in bella evidenza. Poco prima del rito prende la parola una signora anziana che ci sorprende subito: voce risoluta, energica e convincente. E poi partono i canti comunitari, ben curati, con le dovute pause di riflessione e silenzio. Ed infine, eccolo arrivare, il regista del rito, Padre Gianpietro, sorridente e sportivo, perfettamente a suo agio nel ruolo di pastore del gregge. Le letture, dopo una significativa processione con il libro della Parola, sono ben curate, declamate e non lette (o mal lette, come succede spesso da noi). E poi la predica nello stile inconfondibile F.G. (Father Gianpietro): gira tra i banchi, dialoga con i presenti e, dal momento che sentiamo qualche risatina, capiamo che Gianpietro ne ha detta una delle sue. Poi, su invito di Padre G., vediamo uscire alla spicciolata dei teenager, che si radunano in gruppo davanti all'altare. Il celebrante rivolgendosi al GES, dice: "Forsa tusi, questi ragazzi vogliono ascoltare Quel mazzolin di fiori !". Noi ubbidienti eseguiamo: ci riesci bene, è un crescendo di gioia, che vediamo stampato sul volto dei presenti. Dove lo mettete un prete che alla predica chiede questa canzone? Da noi è difficile cantare in chiesa La Montantara, che è la preghiera più bella al Signore delle montagne! La messa prosegue, partecipata e riflessiva, coinvolgendo tutti, grandi e piccoli. E noi collaboriamo con i nostri canti religiosi. E' un rito bello, che ci sorprende e commuove. E soprattutto ci fornisce dei grandi insegnamenti.
A fine messa, nel sagrato della chiesa, foto ricorsi, abbracci. C'è anche una coppia di sposi friulani, che da qualche mese si è trasferita in California per lavoro. La signora è commossa fino alle lacrime, perchè i nostri canti la riportano alla sua terra tanto amata. Un'altra signora ha confidato a Father G. "Io lo cerco il Signore, qualche volta lo ritrovo, oggi l'ho sentito nelle voci dei cantori italiani!". Noi, con umiltà, attribuiamo questo complimento al buon cuore della signora; ma tra le soddisfazioni che ci porteremo a casa, questa sarà sicuramente la più preziosa.
In serata siamo in visita per il "Barbeque americano" in casa di Anna (una splendida signora che ci ha ospitato anche nei precedenti viaggi), alla periferia di Los Angeles. Alle 17 siamo a casa sua, accolti da una scritta cubitale "Benvenuto coro GES". Anna è affettuosa con tutti: "A casa mia potete andare dove volete e fare quello che volete" ci dice. Ha preparato grandi tavoli per la festa, e sul barbeque arrostiscono lentamente le "sparagagne". Tutto intorno a noi è America, ma dentro i confini della sua casa è Italia!
Cantiamo, suoniamo, mangiamo allegramente. E' una festa che diverte ed unisce. La disponibilità, l'accoglienza e la generosità di queste famiglie americane che ci ospitano sono un secondo, raro e prezioso insegnamento.
Cantiamo, suoniamo, mangiamo allegramente. E' una festa che diverte ed unisce. La disponibilità, l'accoglienza e la generosità di queste famiglie americane che ci ospitano sono un secondo, raro e prezioso insegnamento.
Gigi Dalla Vecchia


Mi raccomando di fare milioni di foto !!!
RispondiEliminaSaluti al mio "fratellino" Andrea !!!!
Valerio, a te ghe na fameja casa can da l'ostrega, e te si in giro pal mondo coe moto come un bocia da 20 ani.......fa judissio!!!
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